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lunedì 31 luglio 2017

Cosa mangia una Food blogger // Breakfast Edition

Ero indecisa se catalogare questo post -che per lunghezza si può paragonare solo allo Zanichelli- tra quelli di “Cosa mangia una food blogger -quando non guardate-” o sotto la categoria “La mia colazione perfetta”.
Facciamo entrambe?
O magari nessuna...

Anche perché ormai non posso proprio più dire che “non guardate”, dato che lo esibisco quasi quotidianamente.
E di “perfetto" nella vita, fidatevi, non c'è proprio nulla.

Ma ci provo, dato che, al di là delle frasi fatte, la colazione per me è davvero il pasto più importante della giornata.
Non so voi, ma se io non mangio bene a colazione, tutta la giornata va a rilento.

Quindi eccolo qui il motivo di questo post: darvi diverse opzioni pratiche, economiche, veloci e quanto più possibile sane -anche se detesto questa parola in relazione al cibo- per approntare il primo pasto della giornata e cominciare con grinta.

O, se non altro, con la pancia piena e di umore positivo.

Budino di riso integrale con crema di pistacchi, fichi, polline, caramello di datteri e fiore di Fuchsia (edibile)
*Budino di riso “perduto”:
Questa ricetta si collega direttamente al post “cosa mangia una food blogger #2”, perché per realizzarla ho utilizzato un avanzo di riso integrale (ma dovete provarlo anche con il riso Venere o quello Rosso: il loro sapore “cerealoso” si sposa a meraviglia con questa preparazione!) già cotto che avevo in frigo per i pranzi della settimana.
Mi ero un po' stufata di quel tipo di riso e avevo voglia di soba per pranzo, fatto sta che quest'ultima porzione si è trascinata nel mio frigo un paio di giorni in più del dovuto.

Così, una delle mattine meno afose, dopo un acquazzone notturno che aveva rinfrescato l'aria, ho pensato di farne un budino di riso veloce. 
Adoro il budino di riso...così cremoso e confortante.
E saziante!
Se vi svegliate con una fame da lupi, o la sera prima avete filtrato qualche bicchiere di troppo (...mai capitato....), questa è la colazione che fa per voi.

-un paio di cucchiai abbondanti di riso integrale (o Venere, o Rosso) già cotto
-latte q.b. (di qualsiasi tipo vogliate: a me tocca usare quello di soia)
-un cucchiaino di miele (o altro dolcificante a vostro gusto)
-vaniglia o altra spezia
-frutta fresca, burro di semi e altri “contorni” a vostro piacere per terminare il piatto
Nel bicchiere non c'è acqua sporca, ma acqua di cocco: provate quella che trovate al super vicino alle spremute d'arancia nel banco frigo. Reidrata ed è come un gatorade naturale, ma senza zucchero e coloranti. E in più sa di biscotti al cocco!
Mettete il riso in un pentolino con la vaniglia (o altro) e latte a sufficienza per coprirlo.
Cuocete a fuoco medio-basso finché il riso non avrà assorbito il liquido.
A questo punto controllate la consistenza: a me piace bello cremoso, quindi tendo ad aggiungere altro latte per farlo all'onda come un risotto, ma decidete voi.
Spegnete e aggiungete il miele, o il vostro dolcificante preferito, e trasferite nella ciotola che avrete deciso di usare quella mattina.

A questo punto scegliete il vostro topping, che per me solitamente è frutta fresca, burro di semi  e, una recente scoperta, caramello di datteri, del quale parleremo tra poco.

Ma non ci sono limiti alle possibilità. Potete anche aggiungere semplicemente una cucchiaiata della vostra marmellata preferita, dell'uvetta dorata e un filo di miele, o un paio di quadretti di cioccolato tritato che si scioglieranno in modo voluttuoso nella calda cremosità del riso...
Via libera alla fantasia insomma.


*Green Smoothie:
Uno dei miei preferiti. La ricetta di questo balsamo verde l'ho scoperta per caso quando per qualche tempo mi ero messa d'impegno a fare un po' di yoga in casa (dove sono finite queste buone abitudini!? ) e seguivo i video di questa tipa che a volte dava anche ricette di cucina. 
La maggior parte delle quali avevano come ingrediente principale gli spinaci (e veramente poco altro). 
Non esattamente entusiasmanti per una che anche quando sta a dieta non riesce a mangiare la stessa cosa due vostre di seguito...

Ma questo frullatone verde che lei, elfa eterea di un metro e ottanta per quarantacinque chili scarsi, si sgargarozzava con sommo piacere, mi aveva incuriosita.
Chissà mai che non mi faccia assomigliare, se non ad un'elfa eterea, per lo meno ad un folletto silvano, mi son detta...
Così ho provato. E non l'ho più lasciato.
Per quanto riguarda l'assomigliare ad un folletto...magari troverò un'altra ricetta.

-½ banana matura a tocchetti (anche congelata)
-una manciata abbondante di spinaci baby freschi
-un cucchiaino abbondante di burro di arachidi (home made o bio: non comprate schifezze idrogenate plz)
-latte (di soia, o il vostro preferito) q.b.
-3 cubetti di ghiaccio (se la banana è fresca)

Smoothie bowl (ciotola di frullato alla banana e cacao) con granola alla curcuma, composta di more al miele, polline, petali  e pistilli di fuchsia
Mettete tutto nel bicchiere del frullatore, con latte a sufficienza per cominciare a frullare.
Frullate finché il mix non comincia a risultare omogeneo.

Quindi controllate la consistenza: se volete usarlo come base per una smoothie bowl con della granola, mantenetelo più compatto (potete anche usare una banana intera), se invece volete berlo come un normale frullato, aggiungete altro latte con il motore in funzione fino a raggiungere la consistenza desiderata.
Servite come preferite, e sono sicura che vi stupirà: non sentirete la banana, nè gli spinaci, nè il burro di arachidi. È stranissimo, ma questi tre elementi insieme vanno a creare un sapore che è quasi vanigliato, ma più fresco ed erbaceo.
Provatelo, poi mi direte.

Mentre il frullatore lavora per me, di solito mi preparo una galletta o uno di quei cracker super integrali con i semi (adoVo!) con un burro di semi -ultimamente sono in fissa con quello di pistacchi- e della composta di frutta e miele, se mi è avanzata, o marmellata o caramello di datteri.
Ma a volte, quando mi sento particolarmente virtuosa -o accaldata- abbino questo frullato anche solo ad un paio di fichi o a mezza pesca, o qualsiasi altra frutta che ho sotto mano al momento.
E mi sono assicurata il pancino pieno fino a pranzo.


*Composta di frutta al miele 
(e altri trucchetti per mangiare più frutta):
Mangio veramente poca frutta, e mi rendo conto che è un peccato, data la varietà di cui disponiamo in Italia e ai benefici che potrei trarne, ma sto cercando di rimediare.
Non sono una persona particolarmente golosa, ma sono quella che si può definire una picky eater, una un po' spitinfia insomma, e cercando di convincere la bambina capricciosa che c'è in me a mangiare più frutta sono arrivata a sviluppare -più che delle vere ricette- un paio di metodi che mi assicurano di invogliarmi a farlo.
La più versatile è questa composta di mirtilli al miele.
L'ho ideata una mattina che volevo prepararmi una ciotola di frullato con granola e mirtilli, ma i mirtilli che avevo comprato al farmers market erano un pochino acerbi e aspri: il fruttivendolo mi aveva avvertita di lasciarli maturare un paio di giorni fuori dal frigo, ma capita che nella mia testa si rincorrano delle cavie peruviane e qualche informazione a volte mi sfugge...
Così ho pensato di cuocerli brevemente in un pentolino - i mirtilli, non le cavie peruviane- con un po' di miele di acacia, e bam.
Composta istantanea.


Deliziosa praticamente su tutto: provatela calda su una pesca fredda di frigo tagliata a spicchi. Spettacolare. E se non fosse disdicevole vi suggerirei di farci scivolare sopra una pallina di gelato... 

Potete decidere voi quanto miele aggiungere -il mio standard è un cucchiaino per una manciata di mirtilli- e che consistenza dargli: più la cuocete più i frutti si spappoleranno e il risultato finale risulterà compatto e “marmellatoso”.
Si può fare con tutti i frutti rossi o la frutta a nocciolo di questa stagione alla quale, se molto matura e dolce, dovrete aggiungere del succo di limone che aiuterà il sapore e la consistenza finale.

L'altro trucchetto che volevo condividere è stata una scoperta casuale, fatta per far fuori dei frutti delle passione che mi erano rimasti in giro dopo una commissione: un paio di fichi a tocchetti, irrorati con uno sciroppo realizzato mescolando il succo di due frutti della passione -ottenuto passando a setaccio i semi che si trovano all'interno- con un cucchiaino scarso di miele.
Da. Urlo.
 Provatelo. Non so cosa metta in sinergia questi due elementi, ma le mie papille hanno cantato lo yodel per tutto il tempo la prima volta che ho assaggiato questo abbinamento.

L'importante è che i fichi siano belli maturi e dolci e che i frutti della passione siano raggrinziti al punto giusto: solitamente quando si acquistano sono lisci e violetti, ma sono maturi quando cominciano a raggrinzire e a diventare piuttosto scuri. 
Allora sarete sicuri che i succhi interni che avvolgono i semi sono dolci -seppur sempre aciduli- e non più allappanti e aspri.

Fatemi sapere se provate questo strano abbinamento, sono curiosa di sapere cosa ne pensate.


*Pancakes al grano saraceno:
La ricetta più laboriosa di tutto il cucuzzaro proposto finora.
Ma ci sono qui io a semplificarvi la vita: vi ho preparato le dosi per realizzare un mix da tenere in un bel vasone, pronto per assecondare in pochi minuti la vostra voglia impellente di pancakes!

Avevo in casa mezzo sacchetto di farina di grano saraceno che avevo utilizzato per una torta ed era lì che mi guardava con tristezza dallo scaffale, tragicamente conscio della fine che gli sarebbe toccata se non mi fosse venuta questa idea.

In realtà inizialmente ne avevo ideato una versione solo con grano saraceno (gluten free), perchè volevo abbinarla ad una salsa dove il protagonista sarebbe stato un avanzo -la mia cucina quotidiana si basa quasi del tutto sul principio del riciclo...- di burro di nocciole: grano saraceno e nocciole sembrano fatti l'uno per l'altro.

Peccato che il grano saraceno da solo, non avendo glutine ed essendo una farina rustica e ricca di fibre, avesse reso questo mio primo tentativo parecchio asciutto e stoppaccioso.

Ma sbagliando si impara.

Quindi pensandoci un po' su e leggiucchiando un po' in giro, sono riuscita a tirare insieme questa ricetta che ora mi accompagna felicemente in quelle mattine che necessitano di qualche amorevole attenzione in più -tipo il lunedì-, ma anche nei week end, quando magari non ho troppa voglia di trafficare in cucina se mi sono alzata tardi, ma non voglio rinunciare alla coccola indulgente che il fine settimana richiede.


Ma veniamo a noi:
-280gr circa di farina integrale (o una farina gf per panificazione se volete mantenere il mix completamente senza glutine)
-320gr di farina di grano saraceno (potete usare altre farine rustiche come farro, segale o avena)
-65 grammi di zucchero di cocco (ora si trova facilmente al super, ma va benissimo dello zucchero di canna grezzo, o quello che preferite)
-1 cucchiaio (circa ½ bustina) di lievito per dolci (gf se volete seguire quest'onda)
-1 cucchiaino scarso di bicarbonato
-½ cucchiaino di sale
-un cucchiaino di vaniglia in polvere (o altre spezie: se volete aggiungere scorze d'agrumi o simili, fatelo al momento della preparazione, non nel mix da conservare)

Il mio consiglio è di setacciare tutto in una grande ciotola, in modo da distribuire bene le polveri lievitanti, evitando così di ritrovarvi con qualche grumetto di bicarbonato in bocca, e di trasferire tutto in un grosso vaso con la bocca larga (così ci potrete infilare tazza e mano per recuperare velocemente la quantità di mix che vi serve) che agiterete come forsennati in modo da miscelare bene tutte le polveri.

E lui sta lì, beato, anche per diversi mesi -ma tenete d'occhio le scadenze delle farine-, sempre pronto a darvi conforto.

Per realizzare una decina di pancakes medi (o 6-7 grandi: non temete gli avanzi, celebrateli. Per riscaldarli usate una vaporiera, anche di quelle cinesi di bambù. Ci metterete 5 minuti e torneranno soffici come appena fatti!), prelevate una tazza (media: non una mug, non da caffè) di preparato, unitevi la stessa quantità di latte -veg o meno- e un uovo.
Mescolate bene con una frusta: dovrete ottenere una consistenza simile allo yogurt.

Nella ciotolina a foglia c'è un mix croccante composto da avanzi di diverse lavorazioni: scagliette di cioccolato, pezzetti di noci pecan, polvere di pistacchi e del cocco essiccato e tostato. Personalizzate il vostro mix con quel che avete in casa!
A questo punto ungete leggermente una padella antiaderente con olio di cocco, olio vegetale o anche burro se preferite, e scaldatela a fiamma media.
Una volta calda, distribuite piccole mestolate di impasto per formare i pancakes.
Quando i bordi diventano opachi e le bollicine che si formano sulla superficie iniziano a scoppiare, è il momento di girarli. Un paio di minuti di cottura anche da questo lato e sono pronti per finire nel piatto, irrorati di composta di mirtilli al miele -per un effetto altoatesino immediato- oppure con questa decadente ma -illudetevi pure- sana salsa al cioccolato.

*Salsa al cioccolato:
(per Pancake al grano saraceno o tutto lo scibile umano, persone comprese...):
-2 cucchiai di burro di cocco ben mescolato (nel paragrafo successivo vi spiego cos'è)
-1 cucchiaio di burro di nocciole (o altri semi)
-2 cucchiaini di zucchero di cocco (o altro dolcificante, ma eviterei il miele e gli sciroppi)
-1 cucchiaino (o più a vostro gusto) di cacao amaro
-2-3 quadretti di cioccolato fondente 65% minimo (tritato)
-un pizzico di sale

Mettete tutti gli ingredienti, tranne il cioccolato, in un pentolino dal fondo spesso e scaldate il tempo necessario ad amalgamare gli ingredienti e rendere bello fluido il burro di cocco.
Togliete dal fuoco e aggiungete il cioccolato tritato ed il sale.
Mescolate bene e servite con quel che preferite.

*Burro di cocco:
Da non confondere con l'olio di cocco, è la versione "coccosa" -l'inferno degli stupratori della lingua italiana mi attende- dei burri di semi oleosi. Acquistato per curiosità ma indecisa su come utilizzarlo, stazionava nella mia dispensa senza un vero scopo, se non quello di accusarmi silenziosamente di negligenza ogni volta che aprivo l'antina.
Aggiungere un po' di frutta è sempre un'ottima idea...

Ma in mio aiuto è arrivata, come spesso capita, la mia cara Nigella, che in uno dei suoi ultimi libri, dove -incredibile- strizza l'occhio alla cucina vegana, lo usa come base per una glassa al cioccolato da strappamento di capelli.
Ed è qui che è nata la mia salsa al cioccolato.
Prego, non c'è di che.

*Burro di semi:
Ve ne ho già ampiamente parlato in questo post, ma come vedete sono davvero un tassello essenziale per le mie colazioni e, ad essere onesta, un po' di tutta la mia cucina.
La nuova passione è quello di pistacchi, che ho provato anche a fare in casa, ma che -una volta tanto- vi consiglio di acquistare -scegliete prodotti e produttori italiani-.

Un avsetta da 180gr costa circa 6€ e in questo caso conviene più che comprare la materia prima e farlo in casa: due confezioni da 100gr di pistacchi sgusciati costano circa 4€ l'una. Se volete potete imbarcarvi nell'opera di comprarli interi e sgusciarli voi, così quel -POCO- che risparmierete lo spenderete in tempo e manicure.
A voi la scelta.

*Caramello di datteri:
Avevo in casa 7 datteri Medjoul che avevo comprato sotto Natale, spinta dallo spirito del momento, e prontamente dimenticati in un recesso del frigo da allora.

In uno dei raptus di riordino che spesso mi prendono li ho recuperati e, sebbene fossero ancora in ottimo stato, era chiaro che avessero visto giorni migliori...e che non c'era nessuna possibilità che mi sarebbe venuta voglia di mangiarmeli così com'erano.

Quindi ho pensato di farne un caramello, cosa che avevo intravisto su un blog veg -Minimalist Baker-, dove veniva utilizzato come base per un gelato al cioccolato -YUM-.
Dall'alto: burro di anacardi home made, crema di pistacchi , caramello di datteri, polline, crema di cocco. (Il burro di anacardi appare più compatto perchè refrigerato)

La mia versione, riveduta e corretta per le mie necessità:
-6-7 datteri Medjoul (o un paio in più se usate quelli più comuni)
-250 ml di acqua + 125ml
-1/2 bacca di vaniglia usata in preparazioni precedenti (facoltativa)
-un pizzico di sale

Eliminate i semi dai datteri e trasferite la polpa in un pentolino con la vaniglia e i 250 ml di acqua.
Portate a bollore e cuocete finché i datteri non si saranno spappolati e non avranno assorbito buona parte dell'acqua.
Eliminate la vaniglia se usata -ma tenetela da parte- e riducete il composto in purea con l'aiuto di frullatore ad immersione (o un normale frullatore).

Passate al setaccio per eliminare la buccia e i filamenti più consistenti. -Se vi piace la consistenza un po' granulosa e vi beate all'idea di assumere qualche fibra in più, potete saltare questo passaggio.-
Rimettete sul fuoco con i restanti 125ml di acqua e la vaniglia tenuta da parte e cuocete fino ad ottenere la consistenza desiderata. Incorporate il sale e mescolate.

Trasferite ancora bollente in un vasetto sterilizzato e conservate in frigorifero per poche settimane.
Si può utilizzare come dolcificante, come crema spalmabile o come base per delle creme veloci, senza dover aggiungere zuccheri.
Delizioso e geniale.

LET'S HAVE BREAKFAST!

*Polline e fiori edibili:
Il pizzico di polvere di fata di cui a volte abbiamo bisogno.
Nonostante il polline abbia mille proprietà ricostituenti che lo rendono a tutti gli effetti un super-alimento -altro termine che aborro, ma tant'è-, non è strettamente necessario per tirare insieme una colazione degna di questo nome, così come i fiori edibili.

Ma è bello incominciare la giornata con qualcosa di buono che appaghi un po' anche lo spirito, no?
Quindi vedete voi se la cosa è nelle vostre corde.

Basta. Non ci crederete, ma il post è finito.
Scegliete la vostra colazione e andate a pianificare la vostra sana routine, non è difficile.

Se ci riesco io...


domenica 30 dicembre 2018

Pane di semi // Si sta come d'autunno gli ormoni alla mia pelle

Che titolo del menga.
Sì lo so che lo state pensando.
Ma provateci voi a sdrammatizzare quando vi ritrovate con l'acne alla veneranda età di 33 anni.

Chi mi segue su instagram o facebook, sa che ho iniziato un corso per diventare pasticcera professionista (prometto di postare qualche ricetta più cicciosa prima possibile!) e insieme all'eccitazione per gli orizzonti che questa nuova attività mi spalanca davanti, si è rifatta viva anche la mia amata amica che comincia con la A.

Combatto con questo problema da quando ne ho 24 e vi assicuro che le ho provate tutte: integratori, pillola, antibiotici, isotretinoina, creme di tutti i generi, alimentazione...ma inevitabilmente, puntualmente ed inesorabilmente, questo disturbo torna sempre a farsi vivo.

Per mia somma letizia, come potete ben immaginare.

Da tempo, grazie a lei, ho rinunciato a latte e derivati, dato che ho notato un aggravarsi del problema quando mangio queste delizie (sigh!), oltre che di farine e zuccheri raffinati.

Interessante per un'aspirante pasticcera come la sottoscritta...

Scherzi a parte, in realtà sono ormai abitudini che ho preso e che, pelle a parte, mi fanno stare meglio anche a livello fisico.
Quindi non le abbandono, anche quando la mia pelle si comporta bene.


...che non è proprio quello che sta combinando adesso.
Ma probabilmente perché ho smesso da poco di prendere la pillola -effetti collaterali a lungo termine, anyone?- , o almeno è quello che cerco di ripetermi mentre prenoto l'ennesima visita dalla dermatologa.

Il che ci porta -finalmente- alla ricetta che volevo proporvi.

Con l'intenzione di smetterla di farmi di ormoni sintetici, ho iniziato a fare un po' di ricerchine e mi sono imbattuta in questo post.
Se non vi va di leggerlo tutto, compresi i vari link contenuti, temo di dover spendere due parole per provare a spiegarvi cos'è il "seed cycling" (che non so bene come tradurre in italiano) di cui si parla, e mi piacerebbe tanto farlo senza sembrare un'invasata, anche se ho la brutta sensazione che sarà un'ardua impresa...

In ogni caso: è una pratica che si riferisce al consumo, durante le diverse fasi del ciclo, di determinati semi che, grazie ai grassi 'buoni' e le sostanze nutritive che contengono, dovrebbero andare a supportare il sistema riproduttivo femminile, aiutando il corpo a riportare in equilibrio l'assetto ormonale.

semi di lino e di zucca per la fase follicolare (1°-14°giorno), semi di sesamo e di girasole per la fase luteale (15°-28°giorno)

Ho trovato la cosa estremamente interessante e, se la cosa interessa anche a voi (mi dispiace per i maschietti (???) che mi leggono), vi consiglio di provare e vedere se la cosa per voi funziona, sempre ammesso che ne abbiate bisogno.

Come tutti questi rimedi naturali, anche questo ha bisogno di tempo per fare effetto, e il mio consiglio è di provare per almeno 3 mesi: OVVIAMENTE non vi sto dicendo di buttare dalla finestra le vostre cure ormonali (se le state facendo), o non ascoltare il consiglio del vostro medico, ma solo di provare a sostenere il vostro sistema endocrino anche in maniera naturale.

E ve lo dico perché, nonostante tutto, sono per l'ennesima volta sotto antibiotico. 
Quindi, si vedrà nel tempo. Spero. Intanto, male non mi fa.

Siete ancora con me? Spero di sì.

Qualche settimana dopo aver letto di questa pratica, ho sfiorato con la coda dell'occhio quest'altra ricetta, e ho realizzato come potevo sfruttare le informazioni che avevo a mia disposizione nella maniera più comoda per la sottoscritta e, spero, anche per voi.


Se può farvi comodo l'ho acquistato qui.

Prima di arrivare alla ricetta (dio che fastidio che sono, vero?) vi vorrei presentare un altro componente del gruppo che andremo ad assemblare: la polvere di psillio.

Andatevi pure a leggere le varie proprietà di questo seme se vi va, ma vi anticipo che è una fibra (un prebiotico) vegetale che assorbe i liquidi, diventando gelatinosa.
Oltre a farvi fare tanta cacca (questo post mi sta totalmente sfuggendo di mano), la sua particolare consistenza ci aiuterà a legare tutti i semi e i cereali che andremo ad utilizzare.

Una farina che non è una farina, insomma.

Infatti, oltre a fornirci le preziose proprietà dei semi di cui vi ho parlato, questo "pane" è fantastico se cercate di limitare il consumo di carboidrati e più in generale mantenere la glicemia sotto controllo.

Ma ok, vengo alla ricetta finalmente:

  • 130gr di semi di zucca (o girasole)
  • 65gr di semi di lino macinati, meglio se al momento (o di sesamo)
  • 65gr di nocciole intere (o mandorle, o altra frutta secca a piacere)
  • 150gr di fiocchi d'avena grandi (100 in fiocchi e 50 di porridge se non usate i semi di lino)
  • 2 cucchiai (circa 30 gr) di semi di chia
  • 3 cucchiai di polvere di psillio (4 se usate la cuticola intera)
  • 1 cucchiaino scarso di sale
  • 1 cucchiaio abbondante di miele (o malto d'orzo)
  • 3 cucchiai di olio di cocco (o semi o e.v.o. delicato)
  • 300ml di acqua



Pesate tutta la semenza in una ciotola, con il sale e la polvere di psillio, dosate tutti i liquidi, compreso l'olio, in una brocca e quando avete fatto, unite il tutto.
Mescolate velocemente per amalgamare bene e non distraetevi: la polvere di psillio si reidrata piuttosto in fretta e se non mescolate bene subito vi si creerà una malloppa disomogenea che farete fatica a gestire.
True story folks.

Ungete uno stampo da plumcake con poco olio e trasferiteci lo gnocco di semi che si sarà materializzato nella vostra ciotola.
Compattatelo bene e lisciatelo con una spatola: non avendo nessun tipo di agente lievitante, il vostro mattoncino resterà si e no identico a come lo vedete ora, quindi decidete che forma volete che avrà una volta cotto.
Io non giudico. 

Copritelo con la pellicola e lasciatelo riposare almeno 2 ore. L'ideale sarebbe una notte e avendo provato entrambe le tempistiche, vi confermo che una notte sarebbe meglio: semi e cereali si reidratano a fondo (e così diventano anche più digeribili) cosa che migliora la consistenza finale del pane.

Una volta che sarà reidratato a dovere, infornate il pane a 200° per una mezz'ora, dopo di che vi consiglio di sformarlo (con cautela) e cuocerlo un'altra mezz'ora abbondante senza stampo e a sedere per aria in modo che si asciughi bene anche sul fondo, se vi sembra che si sia scurendo troppo, abbassate la temperatura a 180-175°.


Sfornate e lasciate raffreddare completamente prima di tagliarlo.
Questo pane è piuttosto umido e si conserva per una decina di giorni al massimo se lo ritirate in un sacchetto di carta per alimenti, ma vi consiglio di farlo a fette e tostarlo in forno già dopo una settimana, e vi dirò: trovo che tostandolo diventi ancora più sfizioso, grazie a tutti i semi che contiene.

Non aspettatevi la consistenza di una pane lievitato, soffice e croccante allo stesso tempo, però. Se posso fare un paragone assomiglia molto al pane di segale norvegese: umido, quasi appiccicoso, denso e dolciastro ma con il plus dei semi e della frutta secca, che per un scoiattolo come me, sono sempre una gradita aggiunta.


Se siete un po' chipmunk anche voi, non farete fatica a far diventare questo pane il nuovo supporto per infinite cicciosette variabili.
Inizialmente lo utilizzavo quasi esclusivamente per la colazione, con burro di mandorle, miele, marmellata o frutta fresca...o con una crema spalmabile al cioccolato...

Poi ho deciso di provarlo anche con il salato, e devo dire che con certi abbinamenti non si rimpiange il normale pane bianco, anzi: con del salmone marinato (o affumicato) per esempio, oppure con dello speck o della bresaola è la morte sua. Vi direi anche con del caprino all'erba cipollina, ma anche solo nominarlo ormai mi commuove. 
...troppo tardi.




lunedì 19 febbraio 2018

Ciambelle alle pere, vino rosso e cioccolato // Le apparenze ingannano



Vi è mai capitato di dare uno sguardo a qualcosa o a qualcuno e di pensare di aver capito tutto di quella cosa o di quella persona?
O magari siete stati voi l'oggetto del fraintendimento e qualcuno aveva capito tutto di voi, senza  mai nemmeno essersi preso la briga di confrontarvi in maniera diretta.

Orribile, vero? 

Queste ciambelle invece, sono tutt'altro che orribili.
Sono una sorpresa deliziosa e interessante, non una delusione sconfortante.

Ma, come alcune persone, possono risultare più difficili da inquadrare: la pasta scura, tendente al nocciola che sembra racchiudere promesse al cacao, sensazione incentivata dalla copertura al cioccolato, nasconde invece ben'altri segreti...


Per 12 ciambelle:
  • 55gr di farina di riso Venere*
  • 55gr di farina di mandorle
  • 55gr di zucchero Dulcita 
  • 3/4 di cucchiaino di lievito
  • 50ml di olio di semi (o e.v.o. molto delicato)
  • 130gr di burro di pere al vino rosso (o una composta di pere neutra)
  • 1 uovo e un tuorlo
  • la scorza grattugiata di un'arancia (non trattata)
  • 1-2 cucchiai di vino rosso

Per la copertura:
  • 100gr di cioccolato fondente 65% min tritato
  • un cucchiaino di miele
  • 6oml circa (4 cucchiai) di vino rosso
  • 2 cucchiaini abbondanti di olio di cocco (in alternativa circa 20gr di burro)
  • un pizzico di sale
  • polvere di barbabietola (facoltativa)
  • il contenuto di una bustina di karkadè (facoltativo)
(* Se non trovate la farina di riso Venere, provate con della farina di mais tipo fioretto, oppure potreste sperimentare con della farina di grano saraceno: l'effetto non sarà proprio lo stesso, ma il sapore non dovrebbe deludervi,  mantenendo la ricetta gluten free.)


Con delle fruste elettriche (a mano, se siete stoici), montate le uova con lo zucchero fino ad ottenere un composto chiaro e spumoso.
Continuando a sbattere, versate l'olio a filo, facendo in modo che venga ben incorporato.
Aggiungete anche il burro di pere e la scorza d'arancia e sbattete brevemente per amalgamare.

Se non avete a disposizione un burro di pere al vino rosso (dai sentori di vin brulè) potete decidere di utilizzare una composta (mi raccomando: non una marmellata!) di pere neutra e aggiungere delle spezie evocative come cannella, chiodi di garofano e anice: un pizzico di ognuna sarà più che sufficiente.

Setacciate sommariamente le farine con il lievito, principalmente per miscelarle, e incorporatele al composto. Se siete pigri -come me- potete utilizzare le fruste invece che la spatola: non essendoci glutine c'è meno rischio che l'impasto faccia la temuta malloppa.

Sempre mescolando, aggiungete uno o due cucchiai di vino rosso (ma se vi fosse avanzato del vin brulè...) per aggiustare la consistenza dell'impasto. Ma non esagerate o le vostre ciambelle non staranno insieme!


Trasferite il composto in un sac à poche (o scegliete il medium che preferite) e dividete l'impasto nelle cavità dello stampo, precedentemente unto con un pochino d'olio.

Cuocete a 180° per circa 15 minuti, ma la prova dello stecchino, nel dubbio, vi dirà la verità.

Nel frattempo, prendete il vino rosso e, in un pentolino dal fondo spesso, fatelo ridurre a fuoco lento. Dovreste ottenerne un cucchiaio, circa 15 ml.

In una bastardella, o una ciotola resistente al calore, mettete il cioccolato tritato, il miele, l'olio di cocco (o il burro) e il pizzico di sale. 
Versatevi la riduzione di vino rosso ancora bollente per creare una ganàche, ma se la riduzione non fosse sufficiente a sciogliere tutto il cioccolato, terminate l'operazione a bagnomaria. 

Una volta fredde, pucciate una delle facce (o culetto?) delle ciambelle nella ganàche realizzata. La copertura potrebbe risultare difficoltosa data la consistenza voluttuosa, ma piuttosto densa, di questa crema, quindi vi consiglio di aiutarvi con una spatolina o il dorso di un cucchiaino per distribuirla in modo uniforme. 

Prima che il cioccolato inizi a tirare, spolverate con la polvere di barbabietole e il karkadè, se utilizzati. 
Ma sono perfette anche senza.

-Anche se l'asprigno del karkadè gioca bene con gli altri sapori presenti...-



Mettetele a rapprendere in frigo per almeno una mezz'ora, ma ricordatevi di lasciarle a temperatura ambiente una decina di minuti prima di servirle.

Ad ogni modo cercate di assaporare bene prima di dare un giudizio.
Ancor di più se è una persona che volete valutare: non si può mai sapere quanto un verdetto, formulato con noncuranza, possa cambiare il sapore di una vita.  
Magari anche la vostra.

venerdì 12 febbraio 2016

Questo post non è di San valentino//come salvare delle banane troppo mature


Lamponi, fragole, ciliegie, frutto delle paSSSSione (tutto rigorosamente #fuoristagione), panna, cioccolato, cioccolato in ogni sua declinazione.

EBBASTA.

Ma una bella banana, che non ha mai fatto male a nessuno, ce la vogliamo mettere!?

Quest'anno niente fiori, niente cuoricini, toglietevi quegli occhialetti rosa che ormai sono passati di moda e passate al lato oscuro.

Come le mie banane....povere.

In realtà sono tonta io che ne compro ottantacinque chili in vena salutista e poi me le scordo nel cesto della frutta.
E loro che fanno? Giustamente, da gaie e gialle, diventano tristi e nere, tanto che se siete nelle vicinanze quando sono ormai in quelle condizioni, le sentirete lamentarsi, spandendo effluvi troppo maturi per passare inosservati.

Questa dinamica si ripete spesso e volentieri a casa mia, tanto che ormai le ho provate più o meno tutte per cercare di salvare queste poverine da fine certa.

Un metodo è congelarle: sbucciate a tocchetti in un sacchettino.
Come base per il frullato della colazione sono perfette.

Ma non siamo mica qui a congelare banane.


No, anzi, per la precisione siamo qui per caramellare del burro.

Un paio di anni fa ho provato a realizzare dei biscotti al burro nocciola e...oh, hey. 
Che bomba.

Non avrei mai pensato che un dettaglio tanto piccolo potesse fare così tanta differenza in termini di sapore. Per farvi capire cosa intendo vi riporto la descrizione calzante di uno dei miei corsisti in merito a questo ingrediente: "Sa di biscotto appena sfornato".
Non avrei saputo dirlo meglio. 

E' questo che fa il burro nocciola, dà alle cose a cui lo si aggiunge un immediato aroma di tostato/caramellato che ricorda la parte più cotta dei biscotti.
E credo che questa descrizione sia sufficiente a convincervi che vale la pena di provare a farlo e ad usarlo.

Da questo ingrediente prende spunto tutta la ricetta dato che, come insegna Marlon Brando, partire da un po' di burro è sempre un'ottima idea...



Per circa 100gr di burro nocciola:
fate a tocchetti un panetto da 125gr e fatelo sciogliere lentamente, a fuoco molto basso, in un pentolino dal fondo spesso (questo è fondamentale, altrimenti il vostro burro brucerà e basta...). Fate "cuocere" finchè non si creerà un fondo color caramello: per verificarlo, spostate di lato il pentolino o aiutatevi con un cucchiaio.

A questo punto toglietelo IMMEDIATAMENTE dal fuoco e versatelo in una cocottina resistente al calore foderata di carta forno. Lasciate raffreddare a temperatura ambiente e poi riponete in frigorifero a solidificare.
Una volta solidificato potrete avvolgerlo nella cartaforno usata per foderare la cocottina e tenerlo in frigorifero per quando vi serve.

Per chi si fosse già cimentato nella preparazione del burro chiarificato sarà più facile capire questo procedimento: invece che eliminare la schiumetta bianca che si forma quando si scioglie il burro (la parte di "latte" che resta intrappolata nel grasso), la si fa letteralmente friggere e "caramellare" per ottenere il sapore che decantavo.


Ma, mettete da parte il burro per un momento, che vi spiego cosa si è inventato il mio cervello perverso: invece del solito banana bread tipo plum cake con uova zucchero e burro, ho voluto prendere il nome di questo dolce alla lettera facendo un pane vero e proprio, con la banana come base.
Se vi ricordate il mio pane alla zucca di ormai un paio di anni fa, avrete capito da dove ho preso l'idea.

Non pensate che il mio sia un esperimento bislacco, ho alle spalle anni di recupero di banane sfrante che mi hanno portato ad ideare questa ricetta. 
Fidatevi di Celeste...

Nei miei vari salvataggi, sono incappata in diversi abbinamenti per esaltare questo frutto dal sapore non proprio amato da tutti, uno dei quali mi ha letteralmente fatto impazzire tante sono le volte che ho provato a realizzarne la versione perfetta: banana, caramello, arachidi...e vaniglia. 
Tanta vaniglia. 
E burro nocciola, ovviamente.
Il burro nocciola tiene insieme tutti quanti, dal sale delle arachidi al fruttato della banana.
Questi sapori si esaltano a vicenda, lavorano in sinergia e funziona, per me funziona alla grande.


Ma bando alle ciance che ho cianciato anche troppo:
  • 300gr di farina Manitoba (o farina forte 260W tipo questa )
  • 5gr di lievito secco
  • 3 banane semi svenute
  • 2-3 cucchiai di zucchero di canna tipo Dulcita
  • 2 cucchiai del nostro burro nocciola (circa 30gr) sciolto
  • 3 cucchiai di latte in polvere (facoltativo)
  • circa 70ml di latte tiepido
  • 1/4 di cucchiaino di sale fino
  • 150gr circa di dulce de leche
  • 50gr di cioccolato bianco tritato (o gocce di cioccolato bianco)
  • 50gr di arachidi (meglio se salate e tritate grossolanamente)
  • una stecca di vaniglia
La primissima cosa da fare è sbucciare le banane, tagliarle a metà per la lunga, disporle su una teglia foderata con carta forno, cospargerle di zucchero di canna e metterle sotto il grill, preferibilmente in forno ventilato, per una decina di minuti o finchè non iniziano a caramellare e si asciugano un poco.
Se non riuscite a tagliare le banane a metà perchè troppo molli (azz...) lasciate pure che si accascino naturalmente sulla teglia e poi procedete come già descritto.


Una volta pronte e raffreddate, schiacciatele con una forchetta fino ad ottenere una purea il più possibile omogenea. Unite il latte in polvere se usato (a me piace aggiungerlo perchè dà un sapore più "cremoso" e vanigliato all'impasto finale e aiuta ad assorbire un pochino l'umidità delle banane), e i semini della stecca di vaniglia.
Nel frattempo scaldate il latte e mettete la stecca di vaniglia privata dei semi ad infondere: qui non si butta via niente.

Fate sciogliere il lievito in circa la metà del latte tiepido (il resto potrebbe servirvi durante la lavorazione) e unitelo al composto di banane in una ciotola capiente, tipo quella dell'impastatore, aggiungete la farina, il burro fuso, il sale e iniziate a lavorarlo con l'apposito gancio, oppure con un cucchiaio di legno e poi direttamente a mano sul piano di lavoro.

Lavorate finchè non si formerà una palla liscia ed elastica.
Se necessario aggiungete altro latte, anche se è più facile che dobbiate aggiungere della farina (se vi avanza il latte alla vaniglia, fatevi un cappuccino: il migliore della vostra vita), dato che la presenza delle banane nell'impasto lo rende piuttosto umido.

Coprite la ciotola con della pellicola e lasciate lievitare in un luogo caldo al riparo da correnti d'aria per almeno 2 ore.


Rispetto al pane alla zucca dal quale è tratta questa ricetta, usare le banane nell'impasto, rende tutto un po' più complicato in termini di precisione su quantità e tempi: tanto dipende dalla grandezza delle vostre banane, che potrebbero rendere l'impasto più o meno umido, e dal grado di maturazione che, a seconda della quantità di zuccheri, può influire sulla lievitazione.

Quindi, in questo caso, le dimensioni contano, e non solo quelle.

Una volta raddoppiato di volume riprendete il vostro impasto, e qui una cosa divertente: quando toglierete la pellicola, quasi sicuramente sarete investiti da un profumo fruttato/vanigliato leggermente alcolico.
Da ficcarci la faccia.

Rovesciate il vostro impasto sul piano di lavoro infarinato e stendetelo delicatamente con le mani o con l'aiuto di un mattarello, fino a formare un rettangolo.

Nel frattempo, in un pentolino, scaldate il dulce de leche per renderlo spalmabile, e se fossi in voi ci farei scivolare dentro una noce o due di burro nocciola...ma è solo un suggerimento.
Una volta ammorbidito , stendetelo (TIEPIDO) in modo uniforme sull'impasto lasciando liberi i bordi. Cospargete con buona parte delle arachidi e del cioccolato bianco, tenendone da parte una piccola manciata di entrambi per la finitura.


Il resto è storia.
Nel senso che il procedimento che ho usato è identico a quello del pane alla zucca, che vi riporto per correttezza e onore di cronaca.

Realizzata la treccia, trasferitela in uno stampo da plum cake o, se volete un aspetto più rustico, direttamente su una placca da forno.
Spolverate con le arachidi e il cioccolato avanzato, coprite con della pellicola, e lasciate lievitare per un'altra oretta circa.

Passato questo tempo, cuocete a 200° per circa 20 minuti, e poi altri 25-30 minuti a 180°...e poi fidatevi del vostro istinto.
Essendo un impasto molto umido e dolce con un ripieno altrettanto umido e dolce, ho preferito protrarre la cottura (coprendo il pane con dell'alluminio per l'ultimo quarto d'ora ) spingendomi fino ai 50 minuti totali, mantenendo la temperatura più bassa per evitare che si colorisse troppo.

Una volta sfornato, lasciatelo raffreddare per una decina di minuti poi sformatelo e lasciatelo raffreddare completamente su una gratella prima di tagliarlo.



Dopo tutta questa fatica, vorrete darglielo un assaggio...

L'impasto è soffice, quasi non si avverte la banana, ma si percepisce invece un aroma fruttato e tostato che lascia un po' spiazzati, poco dolce, ma perfettamente bilanciato dal ripieno al caramello, reso ancor più ricco e opulento dal cioccolato bianco e dal contrasto prontamente offerto dal salato croccante delle arachidi.

Io lo adoro.

Queste banane non potevano fare una fine migliore.

venerdì 15 giugno 2018

Gelato 'furbetto' al cioccolato // Quel che le banane non dicono




Le banane sono un frutto che non stimola particolarmente il mio istinto culinario, devo ammetterlo.
Le compro perché a casa mia fungono da base per le mie bowl mattutine, mentre l'orso bianco che vive con me, le consuma solo quando poco mature, o al massimo in godzillani frappé di latte, spesso arricchiti da qualche pallina di gelato...

Ma non sempre avviene tutto ciò, anzi, spesso le povere banane restano nella fruttiera, a ricordarmi che sono una consumatrice distratta, nonostante tutte le mie buone intenzioni.

Ecco quindi che se non decido di fare un banana bread (che se non gronda di cioccolato non viene nemmeno considerato dal mio orso polare domestico...), vengono fatte a tocchetti e congelate per i suddetti utilizzi.

Sta di fatto che a volte, ormai occultate nel mio freezer -zeppo al limite del legalmente consentito-, vengono dimenticate...di nuovo.

Ecco quindi che questa ricettina, che poi non è nemmeno una ricetta, viene in mio soccorso.
O più che della sottoscritta, delle povere neglette banane.  


Mentre cercavo di fare una foto decente il mio 'gelato' ha iniziato a sciogliersi: la consistenza a cui dovete ambire è leggermente più sostenuta di questa, dove si riesce ancora a vedere chiaramente la struttura a vortice lasciata dalle lame.

Per circa 4 porzioni abbondanti:
  • 300gr circa di banane congelate a tocchetti
  • 2 cucchiai abbondanti di cacao (30gr circa)
  • 120ml circa di yogurt (io ho utilizzato quello di cocco)
  • un cucchiaino di estratto di vaniglia
  • un pizzico di sale
  • 2-3 cucchiai di burro di mandorle tostate o arachidi (facoltativo)
  • arachidi salate tritate grossolanamente per servire (facoltativo) 

La cosa fondamentale per questa preparazione è un robot da cucina decente (mixer, o come volete chiamarlo), se avete un buon frullatore con il quale riuscite a realizzare anche delle polveri o creme dense senza che si ingolfi o giri a vuoto, andrà benissimo anche quello.

Mettete le banane a tocchetti, il cacao, lo yogurt e l'estratto di vaniglia nel mixer e iniziate a frullare con la funzione 'pulse' fino ad ottenere un composto grossolano.
Se usato, aggiungete il burro di mandorle e il sale.



Quindi frullate fino ad ottenere un composto denso e omogeneo, ma non esagerate o le banane si scongeleranno del tutto e vi ritroverete con più di mezzo litro di frullato...e non ve lo auguro proprio.

Trasferite in un contenitore adatto al freezer, meglio se di metallo, ma anche un tupperware a chiusura ermetica andrà benissimo.
Trasferite in freezer e lasciate riposare per circa un'oretta (ma anche una mezz'ora è sufficiente).

Servite come un normale gelato, con tutti i cotillons che preferite. 
Io ho utilizzato le arachidi salate perché trovo che siano il giusto contraltare al connubio banana-cioccolato, ma non fatevi condizionare.

L'aggiunta del burro di semi non è fondamentale, anzi, è più facile che mi capiti di realizzare questa ricetta senza, ma vi consiglio di provarlo perché aumentando l'apporto di grassi alla struttura, si rende il prodotto finale più cremoso e senza dubbio più goloso e indulgente, pur restando in zona 'senza sensi di colpa'...o quasi. 

Se non lo consumate tutto subito (cosa che però vi consiglio, piuttosto riducete le dosi), potete ricongelarlo, ma non lasciatelo languire in freezer per troppo tempo, dato che tende a cristallizzare e a prendere un sapore poco gradevole. 

Come faccio sempre, vi invito a sperimentare con questa tecnica: usando come base le banane congelate potete realizzare un'infinità di varianti e ricordate che meno sono mature meno sapore lasceranno al gelato che risulterà più neutro, cosa interessante se volete sperimentare gusti delicati, ma probabilmente dovrete aggiungere del miele o altro per ottenere il giusto grado di dolcezza.

Oso dirvi che questo 'gelato' ha ottenuto l'approvazione da parte del divorate di gelato più accanito che io conosca. Non dico che lo preferisca a quello tradizionale (andiamo su, non lo pretendo nemmeno da me stessa!), ma lo ha scofanato più che volentieri, e vi assicuro che è quasi un evento epocale! 

Quindi provatelo, e fatemi sapere se anche la fauna di casa vostra gradisce.


lunedì 31 marzo 2014

Torta salata...


SPOILER!
Vi ho rivelato tutto subito, non me le so tenere per me le cose belle.
Si perchè, nella mia testa, trovo che sia un'idea fantastica: una torta salata che sembra proprio una torta. Ma è salata.
Non è geniale?
Se poi vi dico che è facilissima da fare e in più potete farla scavando nei recessi del vostro frigo per recuperare gli ingredienti?

Inoltre questa è una di quelle ricette versatili, sulla quale creare mille varianti.
Le mie ricette preferite sono tutte così.

Vi basterà rispettare i pesi degli ingredienti, ma poi potete sostituire tutto: il pesto può diventare la verdura che preferite a dadini, o addirittura del prosciutto, o della carne avanzata, potete cambiate formaggio, aggiungere altre spezie o erbe, giocare con le farine...
Insomma, divertitevi a creare la vostra versione. 
Lo stesso vale per la crema di farcitura.
Ormai avete capito.


Credo, tra l'altro, che sia l'ideale per risolvere più occasioni, soprattutto quelle "fuori porta" che i primi giorni tiepidi ci invogliano a fare.
Ma, se siete più cittadini, può diventare una valida idea per un aperitivo (molto) ricco o un cena a buffet: una cosa un pò diversa rispetto al solito vecchio panettone gastronomico, ormai stravisto.

Ingredienti per una torta sufficiente a soddisfare 8 persone ingorde:
  • 90gr di farina 00
  • 90gr di farina di segale
  • 3 uova
  • 100-125gr di yogurt bianco 
  • 100ml di olio di semi (o 100gr di burro fuso)
  • 150gr di spinaci baby sbollentati e strizzati
  • 3 cucchiaini di burro di nocciole
  • uno spicchio d'aglio piccolo
  • noce moscata
  • 100gr di provolone piccante grattuggiato grossolanamente
  • una manciata di nocciole tostate
  • una manciata di uvetta
  • una bustina di lievito per torte salate
  • un cucchiaino di sale
  • pepe q.b.

Per la farcitura:
  • 200gr circa di gorgonzola dolce
  • 30ml di latte intero
  • un panetto di philadelphia (o 80gr di mascarpone)


In un piccolo frullatore realizzate un pesto con gli spinaci, il burro di nocciole e l'aglio.

In una ciotola capiente, sbattete brevemente le uova con lo yogurt e l'olio. 
Aggiungete il sale e il pesto di spinaci.

Setacciate le farine con il lievito e unitele al composto di uova.
Grattuggiatevi 1/3 di noce moscata (o mezzo cucchiaino se in polvere), versatevi il provolone, pepate e mescolate bene.

Terminate unendo le nocciole tritate grossolanamente e l'uvetta.

Imburrate e infarinate una teglia da 20-22 cm di diametro e versatevi l'impasto.
Infornate a 180° per 50 minuti, ma vi conviene controllate la cottura già dopo 40 minuti.
Se uno stecchino inserito al centro ne esce pulito, la torta è pronta.



Mentre la torta cuoce, preparate la farcitura facendo sciogliere il gorgonzola nel latte.
Non lasciatelo da solo sul fuoco, ma mescolate con una spatolina.
Una volta sciolto, personalmente, preferisco filtrare il composto per eliminare le erborinature che potrebbero guastare la consistenza finale.
Lasciate raffreddare.


Una volta freddo, versatelo in una ciotola con il philadelphia e lavorate con una frusta finchè il tutto non assume la consistenza liscia e spalmabile di una crema.
Coprite e conservate in frigo fino al momento di utilizzarla.

Sfornate la torta e lasciatela raffreddare completamente, poi tagliatela e farcitela con la crema realizzata.

Lasciate la torta farcita in frigo, coperta di pellicola, per un'oretta prima di affettarla.
Fatele riprendere temperatura ambiente una mezz'oretta prima di mangiarla.

Se ce la fate ad aspettare.




venerdì 4 aprile 2014

Ciambelline alle mandorle


Queste ciambelline sono veramente piccine e deliziose.
Il buchino centrale è grande quanto un centesimo...
Ma se vi dicessi che sono anche sane?

Senza burro, senza farina e praticamente gluten free.
In più si fanno in un baleno.
Se non provate a fare queste, non so che altro!


Per 15 micro-ciambelline:
  • 150gr di farina di mandorle
  • 3 uova
  • 2 cucchiai di sciroppo d'agave (o miele)
  • 50gr di olio di cocco (o di semi)
  • un cucchiaino di lievito per dolci (se li volete gluten free controllate che il vostro lievito non ne contenga!)
  • un pizzico di sale
  • un cucchiaino di vaniglia in polvere (o i semi di mezza bacca)
  • la scorza di mezza arancia grattuggiata
Per la copertura*:
  • 50gr di cioccolato fondente
  • 25ml di panna di cocco
  • un pizzico di sale
  • qualche pezzetto di zenzero candito tritato
  • una manciata di cocco rapè tostato in padella
*(in alternativa potete usare mezza dose di Vegan Fudge usando il burro di mandorle o nocciole invece che quello di arachidi)


In una ciotola mettete la farina di mandorle con il sale e setacciatevi sopra il lievito.
Se necessario sciogliete l'olio di cocco e unitelo alla farina di mandorle.
Unite i restanti ingredienti nella ciotola e mescolate fino a ottenere una sorta di pastella.

Esatto, tutto qui.

Ungete uno stampo di silicone per ciambelline (io in realtà ne ho usato uno per mini-savarin, ma ha funzionato comunque) con pochissimo olio di cocco e versatevi l'impasto.
Per pignoleria ho utilizzato un sac a poche, ma anche un paio di cucchiaini andranno bene.
Cuocete in forno a 180° per 12-15 minuti, o finchè sono belle dorate.


Lasciate raffreddare un poco prima di sformarle e lasciarle raffreddare completamente su una gratella per almeno un'oretta.

Preparate la glassa scaldando la panna di cocco quasi fino a ebollizione e versatela sul cioccolato fondente tritato al quale avrete aggiunto il pizzico di sale. Mescolate e lasciate da parte qualche minuto prima di utilizzarla: se è troppo liquida non aderirà bene alle ciambelline.
Stessa cosa se decidete di utilizzare il Vegan Fudge: lasciatelo un po' da parte prima di glassare.

Ottenuta una consistenza cremosa, quasi spalmabile, pucciatevi una delle facce di ogni ciambellina. 
Girate un po' a destra e un po' a sinistra, come per "avvitare" la ciambellina nella glassa, sollevate e lasciate colare l'eccesso.
Appoggiatele nel cocco o nello zenzero candito e trasferitele su un vassoio (sul lato non glassato ovviamente!) fino a che la glassa non si rapprende.
Se usate il Fudge vi consiglio un passaggio in frigo.


Basta, finito.

Con questa dose ho ottenuto anche tre piccoli plumcake (perchè il mio stampo per ciambelline è davvero piccolo) che ho lasciato cuocere 15-20 minuti sempre a 180° e ho glassato allo stesso modo.
Quindi non vi preoccupate se non avete lo stampo per ciambelline: potete fare dei piccoli plumcakes, dei muffins, quello che preferite.

Stessa cosa per le guarnizioni: non vi piace il cocco? Provate con dei pistacchi tritati.
Odiate lo zenzero candito? (FOLLI!) Provate con dell'arancia!
Insomma, sbizzarritevi!


Che fine ha fatto il terzo?

Non do certe informazioni.